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Il dossier benessere
Che cosa ha scoperto questa inchiesta
In famiglia, Noreen è quella che conserva tutto. Garanzie. Ricordini delle messe. Scontrini. Finisce tutto in una vecchia scatola di biscotti sopra il frigorifero. A Dungarvan lo sanno tutti. «Chiedi a Noreen, l’avrà conservato».
Lo scorso Natale, nella sua cucina, sua sorella Eithne ha fatto una battuta. «Dovresti smetterla di buttare soldi in quella roba per la pancia. Non ti serve a niente». Qualcuno ha riso. Anche Noreen. Poi è rimasta in silenzio.
Quella sera, quando tutti se n’erano andati, ha tirato giù la scatola. Ha estratto gli scontrini di tutti i prodotti acquistati per il gonfiore in sei anni. Tisane. Polveri. Probiotici. Compresse per i gas intestinali. Li ha divisi per anno. Ha fatto la somma con la calcolatrice. Poi l’ha rifatta, perché non riusciva a credere al risultato.
€2,340.
Ha telefonato a Eithne e le ha letto la cifra. Eithne, che poche ore prima scherzava, è rimasta senza parole. Poi ha cominciato a piangere. «Sono sei anni che stai così male», ha detto. «E io ci scherzavo sopra».
Ecco cosa rappresentavano davvero quei 2.340 €. Non solo prodotti. Regole. Noreen, 54 anni, segretaria scolastica, viveva seguendo una serie di regole silenziose che non diceva mai ad alta voce.
Niente jeans dopo pranzo. Solo maglie nere. Mangiare pochissimo prima di un matrimonio o di un battesimo, per ritardare il gonfiore. Mettersi in fondo a ogni foto. Mai sul sedile centrale dell’auto, dove la cintura preme sulla pancia gonfia. Andarsene dalle feste entro le nove, prima che gas e tensione peggiorassero. Tenere sempre una mano vicino alla cintura, per controllare.
«Al mattino stavo bene», racconta. «Alle quattro ero gonfia come un palloncino. La pancia era dura, tesa. Piena di gas che non riuscivo a espellere. Certe sere la cintura lasciava un segno rosso che restava visibile per un’ora».
Poi è arrivato il fine settimana per l’addio al nubilato di sua nipote, a Kilkee. Le ragazze si sono messe in fila sul lungomare per una foto in costume e Noreen ha chiesto sottovoce alla futura sposa di tagliarla fuori dall’immagine prima di pubblicarla. Settimane dopo, tramite Eithne, le è arrivata una frase pronunciata da qualcuno durante quel fine settimana, premurosa e tagliente allo stesso tempo: «Povera Noreen. Si è proprio appesantita».
Questa è stata la parte più dolorosa. Quella sera Noreen è tornata a casa ed è salita sulla bilancia. In quattro anni non aveva preso neppure una libbra. Nemmeno una. Quella «pesantezza» che gli altri vedevano non era grasso. Era gonfiore. Gas intrappolati. Una pancia gonfia come un pallone all’ora del tè e di nuovo piatta al mattino.
Veniva giudicata per un problema di peso che non aveva.
Forse tu non conservi una scatola. Ma forse conosci quelle regole. La maglia scura e larga scelta al mattino, per precauzione. Il cuscino sulle gambe quando ti siedi. La foto in cui ti sei messa di lato. Gli scontrini di cui, apposta, non fai mai la somma.
Facciamo un salto in avanti. Quest’estate, nel giardino di Eithne, ci sono una piscinetta, i nipotini e una foto di gruppo. Noreen è proprio al centro. Ed è lei stessa a inviarla nella chat di famiglia. Senza ritagli.
Sua nipote si sposa a ottobre. Noreen ha scelto cosa indossare in un solo pomeriggio, senza pensare neppure una volta alla pancia. E il gonfiore delle quattro che scandiva la sua vita? «Adesso, quasi tutti i giorni, le quattro arrivano e passano», racconta. «La marea ha smesso di salire».
Vuole però chiarire una cosa, perché, dice, alle donne vengono già raccontate troppe bugie. «Non sono dimagrita. Non c’era mai stato del peso da perdere. Era proprio questo il punto. Il gonfiore è passato. I gas sono passati. Sono rimasta la stessa donna, solo senza quella pancia gonfia».
Che cosa è cambiato, allora? «Non una sola grande cosa», racconta. «Ho smesso di fare tre errori. E ho smesso solo perché qualcuno mi ha finalmente detto che cosa non andava davvero in me».
Ecco i tre errori, scontrino dopo scontrino.
La pila di scontrini più grande dopo quella dei probiotici. Tisane per la pancia piatta. Tisane detox. Un periodo a base di succo di sedano. Un trattamento «depurativo» comprato dopo aver visto una pubblicità a mezzanotte.
Quello che credeva: depurano l’organismo e appiattiscono la pancia.
Che cosa sono davvero: la maggior parte di quelle tisane contiene una pianta che ti fa semplicemente andare in bagno. Il trucco è tutto qui. Ti senti la pancia piatta perché ti sei svuotata. Non perché si sia risolto qualcosa. Entro la cena di domani, il gonfiore sarà tornato, puntuale.
Ed ecco la parte crudele. Quella falsa pancia piatta al mattino ti dà speranza. Così compri un’altra confezione. A cena la speranza svanisce, il gonfiore torna e dai la colpa a te stessa. «Devo aver sbagliato qualcosa», pensava Noreen. Non stava sbagliando niente. La tisana faceva esattamente ciò per cui era stata creata. Svuotarti e riportarti alla cassa.
Questo le fa male, perché ne era davvero convinta. Tutti consigliavano i probiotici. Le pubblicità parlavano di probiotici. Persino sua sorella consigliava i probiotici. Così, per anni, mese dopo mese, ha comprato quelle scatolette con le foglie verdi e i numeri enormi sul davanti.
Li prendeva anche nel modo giusto. Ogni mattina, con acqua, prima del tè. Non saltava mai un giorno. Quando una marca non faceva nulla, incolpava la marca, non l’idea, e ne comprava una più cara. Poi una ancora più cara. La confezione più costosa tra gli scontrini nella sua scatola costava 42 €. «Pensavo che il prezzo significasse che fosse più forte», racconta. «Il prezzo non significava proprio nulla».
Ecco che cosa nessuno alla cassa le aveva mai detto. Un probiotico è una scatola di minuscoli microrganismi vivi. Miliardi, troppo piccoli per essere visti. E gli esseri viventi muoiono. Una pianta muore senza acqua. Un pesce muore fuori dall’acqua. Questi microrganismi muoiono per il caldo, per l’umidità e per il semplice passare del tempo.
Cominciano a morire in fabbrica. Continuano a morire nel furgone caldo delle consegne. Stanno morendo sullo scaffale del negozio proprio adesso. Quel numero enorme sul davanti della confezione? È stato calcolato il giorno in cui la confezione è stata prodotta. Non il giorno in cui l’hai comprata. Mesi dopo, potresti ingerire una scatola di microrganismi morti e ogni parola sull’etichetta sarebbe comunque vera.
E i pochi microrganismi che sopravvivono a tutto questo? Devono superare l’acido dello stomaco, che esiste per uccidere i microrganismi. Quelli che ce la fanno perlopiù ti attraversano semplicemente e se ne vanno nel giro di pochi giorni. Una farmacista irlandese ha recentemente detto a questa pubblicazione che non assume più i probiotici che vende nel proprio negozio. Nell’UE, anni fa, le autorità di regolamentazione hanno esaminato le indicazioni sulla salute del settore e le hanno respinte. Ecco perché sulla confezione nella tua credenza non c’è scritto che risolve i tuoi problemi digestivi. Non è consentito scriverlo.
L’ultima pila: compresse per i gas, carbone vegetale, prodotti dalla consistenza gessosa da masticare dopo cena «per il gonfiore».
Ognuno di questi prodotti attacca i gas quando si sono già formati. Nessuno si pone l’unica domanda che conta: perché la tua pancia produce tutti quei gas?
È come asciugare il pavimento ogni singolo giorno senza mai riparare il tubo che perde. Continuerai ad asciugare per sempre. E continuerai a comprare stracci per sempre. (Il carbone si è guadagnato un’ulteriore nota negativa proprio dal medico di base di Noreen: cattura tutto ciò che incontra, comprese le altre compresse che assumi, se sbagli i tempi.)
La risposta è arrivata da una nutrizionista di Galway, che si occupa di pance gonfie ogni giorno della settimana. Ha chiesto di non rendere noto il nome del suo studio. Quando Noreen le ha raccontato tutta la storia, la nutrizionista ha fatto una domanda.
«Che cosa ha fatto ciascuno di quei prodotti per affrontare il motivo per cui il tuo cibo fermentava?»
Noreen non sapeva nemmeno che stesse fermentando.
Ecco la spiegazione, semplice come gliel’ha data. Il tuo corpo produce succhi speciali chiamati enzimi. Hanno un solo compito: tagliare il cibo in pezzetti minuscoli. Come forbici che tagliano la carta. Dopo i 40 anni, il tuo corpo ne produce silenziosamente sempre meno. Meno forbici significa che il cibo rimane dentro di te in grossi pezzi.
Allo stesso tempo, il tuo intestino è come un nastro trasportatore. Spinge avanti il cibo per tutto il giorno. Con l’età, in molte donne, il nastro rallenta. Un intestino pigro. Un nastro lento significa che il cibo resta lì ancora più a lungo.
Ora, la frase che spiega tutto. Il cibo che ristagna marcisce. E il cibo che marcisce produce gas. Quei gas sono il tuo gonfiore. La pressione. La cintura che stringe. La sensazione di essere un palloncino alle quattro del pomeriggio.
Pensa a una pentola dimenticata in fondo al frigorifero. Nessuno ci ha aggiunto microrganismi cattivi. È semplicemente rimasta lì. Ed è andata a male. La tua cena fa la stessa cosa quando mancano le forbici e il nastro è lento.
Noreen ha posto la domanda più ovvia. Se è così semplice, perché nessuno gliel’aveva detto? Anni prima era persino andata dal medico di base per il gonfiore. Aveva fatto degli accertamenti, era risultato tutto a posto e ne era stata contenta. Ma «niente di grave» non è la stessa cosa di «niente che non va». Era uscita sollevata, ma senza aver capito nulla di più, ed era tornata dritta allo scaffale dei tentativi.
Ecco anche perché questo andamento è così crudele e così regolare. Al mattino il nastro è riposato e lo stomaco è vuoto, quindi ti senti bene. Nel pomeriggio il cibo ristagna e fermenta, e i gas si accumulano sempre di più. Bene a colazione. Gonfia alle quattro. Ogni giorno, puntuale come un orologio.
Allora perché nessuno le aveva mai parlato di forbici e nastri? La nutrizionista è stata schietta. Forbici e nastri sono noiosi da vendere. Dietro la storia dei microrganismi c’erano grandi pubblicità e grandi capitali. Poi ha pronunciato la frase che spiega l’intera scatola di biscotti.
Prima che Noreen spendesse un altro centesimo, la nutrizionista le ha dato un semplice test per gli acquisti. Tre controlli sull’etichetta, in negozio oppure online. Primo: deve aiutare le forbici. Un vero enzima, con la quantità stampata. Secondo: deve aiutare il nastro a continuare a muoversi. Lo zenzero è il classico esempio, ha detto. Terzo: ogni singolo ingrediente deve riportare la propria dose esatta. «Se sull’etichetta c’è scritto “miscela” con un solo numero per tutto, rimettilo a posto. Quel trucco serve a risparmiare sugli ingredienti costosi».
Noreen si è messa a cercare. Un prodotto dopo l’altro non corrispondeva ai criteri che si era data: miscele poco dettagliate, nessun enzima, ancora probiotici. Poi ha trovato un integratore alimentare chiamato Bloat Relief Complex, prodotto da un’azienda europea chiamata Bioprime. Non contiene affatto batteri. Né vivi, né morti, nessuno. Formulato con estratti vegetali e un enzima naturale, proprio per i due problemi indicati dalla nutrizionista.
Non è venduto nei negozi o nelle farmacie, ma solo sul sito dell’azienda, cosa che all’inizio l’aveva insospettita. «Mi piace comprare cose che posso prendere in mano», dice. «Ma ho confrontato l’etichetta con il test. È stato il primo a superare tutti e tre i controlli».
Che cosa c’è sull’etichetta, dose per dose
Bromelina, 150 mg. L’enzima naturale ricavato dai gambi dell’ananas. Le «forbici». Aiuta a favorire la scomposizione del cibo, così una quantità minore ristagna e fermenta.
Radice di zenzero, 250 mg. Il «nastro». Tradizionalmente utilizzata per favorire la normale digestione e mantenere il cibo in movimento.
Radice di tarassaco, 400 mg. Tradizionalmente utilizzata per favorire i succhi digestivi prodotti dall’organismo.
Foglie di menta piperita, 200 mg. Un grande classico per una sensazione di benessere allo stomaco. La pianta, non la caramella.
Melissa, 300 mg. Tradizionalmente utilizzata per il benessere digestivo in relazione ai pasti.
Corteccia di olmo rosso, 150 mg. Una pianta tradizionalmente assunta per il benessere digestivo.
Due capsule al giorno, con il pasto principale. Nessun microrganismo da mantenere vivo. Niente frigorifero. Nessun problema con il furgone caldo. Nessun numero enorme che era vero soltanto il primo giorno.
È precisa sui tempi, come su tutto il resto. Ha preso le prime due capsule con la cena di un martedì. E quella sera, per la prima volta dopo anni, i danni delle quattro non sono mai arrivati. Niente gonfiore. Niente gas intrappolati che si accumulavano durante la serata. Nessun segno rosso della cintura al momento di andare a letto. «Ho davvero guardato l’orologio», dice. «Pensavo di essermelo perso. Invece no. Non è proprio arrivato».
All’inizio non si fidava. Un giorno buono non dimostra nulla, si diceva. Così ha osservato con attenzione. Mercoledì, lo stesso. Nel fine settimana, lo stesso. Con il passare delle settimane, racconta, le giornate buone sono diventate la normalità e non aveva più quella sensazione di gonfiarsi come un palloncino. Poi è arrivata la foto accanto alla piscinetta, inviata da lei, senza ritagli.
Le vecchie regole hanno cominciato a cadere, una dopo l’altra, senza che dovesse deciderlo. Jeans il martedì sera. Un colore diverso dal nero. Il sedile centrale dell’auto andando a Tramore, con la cintura sulla pancia, senza pensarci fino a metà del viaggio di ritorno. «È così che te ne accorgi», dice. «Non dallo specchio. Dai momenti in cui ti dimentichi di preoccuparti».
Dopo la pubblicazione della storia della farmacista, sono arrivate lettere dalle lettrici. Due di loro hanno autorizzato la condivisione delle proprie parole.
Un ultimo calcolo, perché Noreen è sempre Noreen. 2.340 € in sei anni equivalgono a 32,50 € al mese. Era quanto le erano costati, mese dopo mese per sei anni, quei prodotti che non le avevano dato il risultato sperato.
Bloat Relief Complex: €29 per 1 flacone, €49 per 2 flaconi e €69 per 3 flaconi. Con due capsule al giorno, un barattolo dura un mese.
Il prodotto è acquistabile solo sul sito ufficiale Bioprime con una garanzia volontaria soddisfatti o rimborsati di 30 giorni dalla ricezione, valida anche se è stato aperto o provato. È distinta dal diritto legale di recesso di 14 giorni e non pregiudica la garanzia legale di conformità. Noreen la commenta così: «Il primo scontrino in sei anni accompagnato da una possibilità di rimborso. Nessuna delle tisane che avevo comprato me l’aveva offerta».
La scatola di biscotti è ancora sopra il frigorifero. Noreen ha conservato tutti i vecchi scontrini al suo interno. Per tutti quei 2.340 €.
«Così non dimentico quanto costa qualcosa che funziona quasi», dice.
Sua nipote si sposa a ottobre. L’abito è appeso dietro la porta, comprato senza pensare neppure una volta alla pancia. Noreen sarà nelle foto. Probabilmente al centro. Senza ritagli.